Entries Tagged 'Maurizio di Maggio' ↓
August 2nd, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Le immagini che ho girato a Tulum, in Mexico, mostrano un palo di 30 metri con in cima una minuscola piattaforma. Lì sopra stanno appollaiati in 5. Uno che suona il flauto accompagnandosi con un tamburello, gli altri 4 hanno degli abiti coloratissimi e sono legati per i piedi con una corda attorcigliata alla cima del palo. Quando il suonatore smette, i 4 uomini si lanciano nel vuoto e cominciano a roteare…man mano che le loro corde si dis-attorcigliano scendono verso terra facendo dei cerchi sempre più ampi.
I 4 voladores rappresentano il cielo, la terra, il fuoco e l’acqua e il suonatore che rimane sul palo è il Caporale, che suona per attirare l’attenzione del Dio del sole Chichini. I voladores hanno un berretto a cappuccio particolare, con dei lunghi nastri colorati con cuciti degli specchietti che riflettono i raggi del sole mentre loro, appesi a testa in giù, roteano come in una giostra. La corda è attorcigliata per fare esattamente 13 giri a testa che in totale saranno 52 come le settimane dell’anno. Perché la cerimonia è tutto un riferimento simbolico all’anno solare. E’ una tradizione che risale agli indios Totonaches, prima che arrivassero i conquistadores spagnoli. In lingua totonache loro si chiamano KOXNIN che significa il volo dei morti. I voladores adesso si esibiscono per i turisti in questo volo che è molto scenografico…e dopo alcuni di loro passano a chiedere un’offerta. Vengono soprattutto dallo stato del Veracrus, quello che si affaccia sul Golfo del Mexico.
Ma solo i voladores di Papantla hanno conservato questa loro dimensione metafisica di culto del dio sole. Io li ho visti all’uscita del sito archeologico di Tulum, sulla Riviera Maya, e vi assicuro che ci vuole un gran coraggio a fare un esercizio del genere. Oppure bisogna essere davvero convinti di essere protetti dagli dei. Nel limato non vedrete il loro volo. Semplicemente perchè nonostante avessi un'auto quel giorno mi ero aggregato ad un tour in autobus....Gli altri del gruppo volevano tornare in hotel in orario. E così dopo aver aspettato 5 minuti, visto che non si decidevano a spiccare il volo, la maggioranza dei turisti ha insistito per andare e io mi sono perso il Koxnin. Mai più con un gruppo!

July 28th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Tra Monte Carlo e St. Tropez il passaggio delle imbarcazioni è seguito dalla sala di controllo del Faro de la Garoupe: sugli schermi lampeggiano gli identificativi dei più grandi e lussuosi yacht al mondo. Più della metà dei megayacht inseriti nella lista dei Top 100 planetari trascorrono l’estate nelle acque della Costa Azzurra.
A partire dal ABDULAZIZ, la nave di 147 metri che appartiene al Re dell’Arabia Saudita, seguito dal più mediatizzato LADY MOURA di 106 metri, appartenente al broker di petrolio saudita Nasser al-Rachid.

E poi il KINGDOM, magnifica barca di 86 metri che un tempo fu il Nabila ed il Trump Princess, ora di proprietà del principe Al Waleed.
Dalla dinastia del petrolio a quella dell’informatica con le tre imbarcazioni di Paul Allen, il socio di Microsoft, che possiede l’OCTOPUS, il Tatoosh e il Meduse, seguito dal nuovo zar dei mari, il russo Abramovich che è l’attuale proprietario del filante PELOROUSSE di 115 metri e dei più piccoli EXTASEA e SUSSURRO, un 50 metri, mentre il GRAND BLUE di 112 metri è passato al suo vicino di villa al Cap d’Antibes, il russo Keirimov. Tra i russi che amano la Costa Azzurra anche l’oligarca Vladimir Potanin che ha chiamato ANASTASIA in onore della figlia, campionessa mondiale di aquabike, il magnifico Oceanco di 75 metri dalla chiglia blu che a bordo ha un gigantesco acquario di pesci tropicali.

Tra quelli che vantano più metri anche la miliardaria tedesca Heidi Horten che ha chiamato CARINZIA VII il suo magnifico 97 metri di stanza ad Antibes, Frank Lowy, ricchissimo australiano, che possiede l’ILONA di 74 metri, Larry Ellison, l’americano fondatore di Oracle, l’undicesimo uomo più ricco del mondo, proprietario del RISING SUN di 138 metri.
Mentre L’INDIAN EMPRESS di 95 metri appartiene al nababbo indiano Vijav Mallya e il KOGO, un 72 metri di costruzione francese è dell’industriale degli orologi TAG Mansour Ojjeh.
In questa parata di ultra-barche sulla Costa Azzurra manca solo l’attuale yacht più grande del mondo, che però non ha mai navigato nelle acque del Mediterraneo: è il 162 metri DUBAI appartenente all’Emiro Al Maktoum di Dubai.
July 28th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Tra Monte Carlo e St. Tropez il passaggio delle imbarcazioni è seguito dalla sala di controllo del Faro de la Garoupe: sugli schermi lampeggiano gli identificativi dei più grandi e lussuosi yacht al mondo. Più della metà dei megayacht inseriti nella lista dei Top 100 planetari trascorrono l’estate nelle acque della Costa Azzurra.
A partire dal ABDULAZIZ, la nave di 147 metri che appartiene al Re dell’Arabia Saudita, seguito dal più mediatizzato LADY MOURA di 106 metri, appartenente al broker di petrolio saudita Nasser al-Rachid.

E poi il KINGDOM, magnifica barca di 86 metri che un tempo fu il Nabila ed il Trump Princess, ora di proprietà del principe Al Waleed.
Dalla dinastia del petrolio a quella dell’informatica con le tre imbarcazioni di Paul Allen, il socio di Microsoft, che possiede l’OCTOPUS, il Tatoosh e il Meduse, seguito dal nuovo zar dei mari, il russo Abramovich che è l’attuale proprietario del filante PELOROUSSE di 115 metri e dei più piccoli EXTASEA e SUSSURRO, un 50 metri, mentre il GRAND BLUE di 112 metri è passato al suo vicino di villa al Cap d’Antibes, il russo Keirimov. Tra i russi che amano la Costa Azzurra anche l’oligarca Vladimir Potanin che ha chiamato ANASTASIA in onore della figlia, campionessa mondiale di aquabike, il magnifico Oceanco di 75 metri dalla chiglia blu che a bordo ha un gigantesco acquario di pesci tropicali.

Tra quelli che vantano più metri anche la miliardaria tedesca Heidi Horten che ha chiamato CARINZIA VII il suo magnifico 97 metri di stanza ad Antibes, Frank Lowy, ricchissimo australiano, che possiede l’ILONA di 74 metri, Larry Ellison, l’americano fondatore di Oracle, l’undicesimo uomo più ricco del mondo, proprietario del RISING SUN di 138 metri.
Mentre L’INDIAN EMPRESS di 95 metri appartiene al nababbo indiano Vijav Mallya e il KOGO, un 72 metri di costruzione francese è dell’industriale degli orologi TAG Mansour Ojjeh.
In questa parata di ultra-barche sulla Costa Azzurra manca solo l’attuale yacht più grande del mondo, che però non ha mai navigato nelle acque del Mediterraneo: è il 162 metri DUBAI appartenente all’Emiro Al Maktoum di Dubai.
July 19th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
La nostra Jackie, la status-single per eccellenza, ha trovato l'uomo della sua vita e l'ha sposato ieri in una cerimonia romanticissima nel borgo medioevale di Montalto Ligure, in mezzo agli ulivi della Valle Argentina. La loggia degli Sposi, un antico portico del villaggio, ha accolto la cerimonia civile. Lei era elegantissima in un top nero e gonna bianca, molto anni '50. Lui era in completo grigio chiaro e per una volta tanto senza fascia tricolore, visto che Matteo Orengo è anche il sindaco di Montalto. Dopo la cerimonia, grande festa nella deliziosa piazzetta di San Giovanni. Siete curiosi? E allora cliccate e fate partire il video!
July 18th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Il Monte Carlo Country Club è considerato uno dei tennis club più belli del mondo. I suoi campi in terra rossa che si affacciano sulla baia incorniciata dai pini marittimi sono teatro dei Master Series ad aprile e nel resto dell’anno sono il terreno di allenamento per i grandi giocatori residenti nel principato. Radio Monte Carlo sostiene dall’inizio il torneo giovanile del Club tra i ragazzi e le ragazze dai 9 ai 16 anni. E io sono andato a rappresentare la radio al momento della cerimonia di premiazione. RMC offriva coppe ai vincitori e sacchetti con T-shirt e gadget a tutti i partecipanti. Mi sono trovato a fianco della Baronessa De Massy, presidentessa del MCCC, a consegnare i premi alle promesse del tennis.

In questa edizione sono stati 265 i partecipanti, in massima prevalenza maschi (110), alcuni provenienti da paesi lontani come l’isola della Reunion, la Svezia, l’Australia. Ad aggiudicarsi la coppa di RMC sono stati Leonardo Zampieri (a dx nella foto) e Emiliano Reverchon. Leonardo, 9 anni, gioca sui campi del MCCC da due, trascinato dalla passione per il tennis che coinvolge tutta la sua famiglia, dai nonni a mamma e papà. Il suo giocatore preferito è Rafael Nadal, vorrebbe diventare come lui. Emiliano è di Vercelli, ha 10 anni e si allena tre volte a settimana, spinto dalla mamma e dal fratello. Ma lui ha anche la passione per il calcio. Ammira Roddick ma vorrebbe diventare un Buffon. Infatti gioca in porta come suo nonno che è stato il portiere della Sampdoria.

Tra gli altri ragazzi italiani presenti nel torneo, buon risultato anche per Cecilia Schiavi di Bordighera, arrivata nella finale delle under 11 e battuta dalla russa Zumashova. Mentre ormai più che una promessa si è rivelato Dario Maturi (foto a dx), vincitore nella categoria 15-16 anni. Gioca da quando ne aveva 8 e la sua è vera passione. Una futura carriera nel tennis? “Ci provo-risponde- è un progetto che mi piacerebbe realizzare quello di passare al professionismo. E di intraprendere una carriera alla Roger Federer, un giocatore molto completo, che ha vinto tutto.”
Questi sono i sogni che i ragazzi inseguono e vivono giocando il torneo supportato da RMC. Un sogno che è ancora più vivido quando nel campo a fianco vedono il numero 3 al mondo Djokovic che si allena, come è avvenuto in questi giorni. Allora il sogno non sembra neanche così irrealizzabile.
July 12th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Un profumo che sa di biancheria pulita! La lavanda ha virtù rilassanti, perciò si profumano lenzuola e federe alla lavanda: per conciliare il sonno. Questo è il momento della fioritura della lavanda e una bella idea per un week end sarebbe andare in giro per la Provenza a vedere i campi in fiore e osservare la raccolta. Sono 2.000 i produttori e il settore da lavoro a circa 25.000 persone. Nel Sud della Francia 120 distillerie producono 90 tonnellate di olii essenziali di lavanda.
I cespugli di questa pianta che è della stessa famiglia del TIMO e del ROSMARINO vengono coltivati in lunghi filari. Hanno bisogno di molto sole e di niente acqua, quindi gli altopiani assolati sopra la cittadina di APT sono l’ideale per le coltivazione.

E’ dalle parti del Mont Ventoux, la tappa più famosa del Tour de France, che si trova la lavanda migliore.
Si prende l’autostrada da Ventimiglia e si continua fino ad Aix en Provence e oltre. Si esce a Cavaillon e da lì si comincia a visitare il territorio, passando attraverso paesini di pietra come Gordes. Ecco, dietro Gordes, oltre una collina c’è l’abazia di Senanque che è uno dei posti più fotografati di Francia: i filari di lavanda di un azzurro bellissimo corrono verso il campanile romanico dell’abazia. I frati cistercensi sono lì da 1000 anni e creano distillati e infusioni con la lavanda che raccolgono.
Ma anche sopra APT i paesaggi sono bellissimi e si vedono campi di lavanda a perdita d’occhio e si possono visitare diverse distillerie per vedere come il fiore di lavanda viene lavorato. SAULT-EN-PROVENCE (nella foto qui soitto)è il centro più importante della zona, il paese da visitare perché tutte le attività e i negozi sono concentrati lì. http://www.saultenprovence.com/
July 10th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Il 27 giugno del 1908 si inaugurava il Regina Palace, un sontuoso hotel in stile liberty a Stresa, sul lago Maggiore. Le sue suites e stanze si affacciavano sulle isole Borromeee: l’Isola Bella con i suoi giardini all’italiana, e l’Isola Madre dove già allora troneggiava un magnifico albero esotico, il cipresso del Cashmire. Il Palace ospitò illustri personaggi in vacanza e, nel 1946, anche il primo concorso di Miss Italia. A guerra finita gli italiani ricominciavano a sorridere e a pensare alle belle ragazze. Vinse Lucia Bosè, battendo tale Gina Lollobrigida mentre la 17enne ciociara Maria Scicolone venne eletta Miss Cinema e poi fortunatamente cambiò nome in Sofia Loren. Oggi molte cose sono cambiate ma non il Regina Palace che continua ad essere un hotel come nelle favole, con i suoi lampadari di vetro di Murano, le boiséries pregiate e gli stucchi dorati. E per celebrare i suoi cent’anni l’établissement ha dato una grande festa nel suo salone più bello. Il tavolo numero 31 era particolarmente simpatico e pieno di ascoltatori e ascoltatrici di Radio Monte Carlo, visto che ho ricevuto un brindisi anch'io. Guardate un po’…
July 9th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio

Grande successo lunedì sera a Monte Carlo per i Jamiroquai, che hanno saputo creare un funky groove unico e avvolgente sul quale far correre i loro brani più famosi. Ero nella balconata VIP (grazie Evelyn! Che fortuna averti incontrata, altrimenti sai dove andavo col mio passo Press…) ad osservare il palco dalla stessa altezza. Sotto la gente ballava sull’asfalto dove durante il Gran Premio sfrecciano le vetture di Formula 1, appena oltre le piscine, sulla darsena sud del porto. Si stava benissimo grazie ad una brezza tesa che arrivava dal mare e dissipava in fretta i fumi del palco. Il frontman Jay Kay per l’occasione sfoggiava un berretto con pon pon e due simpatici codini. La sua voce ha fatto ripercorrere a noi 8.000 spettatori 15 anni di musica spettacolare, coinvolgente, gioiosa. Alla batteria c’è quella macchina da ritmo di Derrick McKenzie che con il percussionista Sola Akingbola e il bassista Paul Turner creano la base del groove funky inconfondibile dei Jamiroquai. Le sonorità del piano Fender di Matt Johnson e le armonie in falsetto di Jay Kay danno il definitivo marchio di fabbrica al sound del gruppo, che ha iniziato sul palco del Porto D’Ercole con precisione britannica, alle 21 in punto, e ha trascinato il pubblico che vibrava all’unisono a richiedere i bis dopo un’ora e mezza di intenso spettacolo.
July 6th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Chegei galera! In gergo brasiliano significa “eccomi qui ragazzi”. E’ stato un viaggio al di là delle mie aspettative. L’Amazzonia è the place to be. Terminata la stagione delle grandi piogge adesso il clima è magnifico. Caldo equatoriale e umidità all’80%, ma si sta meglio sul Rio Negro che nelle nostre città padane.
Grandi nubi bianche dalle forme immaginifiche corrono in un cielo azzurro che si tuffa nel verde smeraldo della foresta. E l’acqua del fiume, largo 15 km davanti a Manaus, brilla sotto i raggi del sole equatoriale. Ho sempre viaggiato sulle vie d’acqua, in quei barconi di legno a due piani che sembrano galeoni spagnoli con le loro balconate, e mi sono spostato tra i vari lodge su lance a motore.
I miei compagni di viaggio erano uno spagnolo, un tedesco, tre americani e tre brasiliani. Sembra l’inizio di una di quelle barzellette nelle quali si ironizza sui luoghi comuni delle varie nazionalità. I 3 americani siccome non si ricordavano bene il mio nome mi chiamavano semplicemente Indiana. Indovinate un po’ perché… Con il mio cappello a larga tesa e la bisaccia per la telecamera a tracolla il look era quello di Indiana Jones.

E un po’ mi sentivo esploratore, anche se camminavo su sentieri sicuri e ben tracciati, dietro una guida esperta dell'Ecopark: Luiz, il cui padre era un “seringuero”, un raccoglitore di lattice dell’albero della gomma. L’unica avvertenza era di non toccare nulla. In generale le cose pericolose sono coloratissime. Il resto della flora e della fauna si difende dai predatori grazie ad un mimetismo perfetto. Come un serpentello innocuo che sembrava un ramo. Non ne vedrete la fotografia perché il tempo di accendere la telecamera ed era sparito. Era sicuramente lì vicino, sull’albero, ma si era immobilizzato e il mio occhio poco esperto non è più riuscito ad individuarlo. Magia do Amazonas.
June 24th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Quando leggerai questo post io sarò nel cuore della foresta amazzonica, a Manaus, la mitica città di un milione e mezzo di abitanti completamente circondata dal mato che visse l’epopea della gomma alla fine dell’800. Era l’unico luogo dove si produceva il prezioso elemento indispensabile per le ruote delle auto. Il centro della città testimonia con un sontuoso teatro dell’Opera la ricchezza della città negli anni d’oro. L’Amazzonia occupa solo il 7% della superficie del globo ma ospita più del 50% della biodiversità mondiale. La foresta pluviale, con laghi e fiumi è grande 5 volte la Francia ed è il più grande regolatore del clima sul pianeta. Il 16% di tutta l’acqua dolce della Terra è lì. La foresta “si pappa” ogni anno 150.000 tonnellate di anidride carbonica e da un aiuto fondamentale all’equilibrio climatico.

Da Manaus via fiume raggiungerò Parintins, un paesone di 20.000 anime sul Rio delle Amazzoni dove l'ultima domenica di giugno si festeggia il Boi Bumbar. Si tratta di una leggenda amazzonica con protagonista il bue. Nell'economia contadina il bue è un bene prezioso, il trattore che permette i lavori agricoli. Nella festa del Bue due fazioni si sfidano a colpi di balli e coreografie. Negli ultimi anni è risultata vincitrice la compagine del bue GARANTIDO, il bue del cuore (colore sociale il rosso) calmo e affidabile. Gli avversari sono quelli del bue CAPRICHOSO, nervoso e infido (colore azzurro).

La festa si svolge per tre giorni nel Bumbodromo di Parintins ed è in pratica un carnevale di Rio a soggetto equatoriale. Una festa magnifica. L'opportunità è offerta dall'Embratur, l'Ente del turismo brasiliano, a 6 giornalisti internazionali, tra i quali un solo italiano... Indovina chi. Dopo Parintins il programma prevede escursioni e pernottamenti nella foresta vergine intorno a Manaus. Percorrerò in canoa i piccoli fiumi che si addentrano nella giungla alla ricerca della flora e della fauna tipiche dell’Amazzonia. Conto di ritornare con un bel carico di immagini girate in Dvcam. O forse conto di non ritornare affatto…
June 22nd, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Max Terracina è un amico e collega giornalista. Ogni tanto ci sentiamo e chiacchieriamo di viaggi in Buenas Noches, dalle 2 alle 5 del mattino. Stanotte mi ha raccontato della sua escapade in Harley tra Nevada ed Arizona il mese scorso. Ecco qualche immagine per aiutarci a colorare il suo racconto di questo viaggio a due ruote.
ascolta
Tre amici, due "Heritage" e una "Fat Boy", 48 ore fra un viaggio di affari e una fiera di turismo ed il gioco è fatto. Ci diamo appuntamento alle 9 di mattina all'Eaglerider di Las Vegas, poi via verso la libertà della Route 66, un simbolo per chi la libertà ce l'ha dentro.
Stefano, Mauro e Max, pronti all'avventura. Due bikers veri, loro, e uno scooterista che l'ultima moto l'ha avuta 20 anni fa....ma si può rinunciare ad "Easy Rider"?
Certo che no e così via si parte verso il sole dell'Arizona (come se a Las Vegas fosse fresco....). La strada si snocciola e lo specchietto retrovisore dà un'immagine di realtà impagabile, ma attenzione: gli oggetti sono più vicini di quanto pare....


Stefano e Mauro corrono....scendiamo verso Lake Havasu, 200 miglia in tutto dista la nostra meta. Siamo in Arizona non c'è l'obbligo del casco e questo è bellissimo, anche se un po' incosciente. Arriviamo a un punto di sosta, altri bikers e un road runner, vero...
Allora Beep Beep esiste. Di Willy il Coyote, nessuna notizia...
Dopo la "I93" south e la "I40" eccoci a Kingsman, vera america...pronti a intercettare la "Route 66". Stiamo percorrendo la leggenda, dritta, nel deserto del Mojave, all'intorno arbusti e caldo notevole. Eccola la regina delle strade, la Route 66. In realtà come tante altre, forse messa peggio perchè poco percorsa a vantaggio delle nuove interstate o highway.
Si svalica Stigreaves, 113 metri
“God shed his grace on thee
And crown thy good with brotherhood
From sea to shining sea!”
Di ritorno a Las Vegas, la vecchia Fremont street...la proto Strip... quella del Golden Nugget, Godel Goose, di Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr.
e la nuova Strip, Las Vegas boulevard south con tutti gli alberghi che imitano l'Europa e soprattutto l'Italia con un innato e inimitabile senso del kitch!
Il Venetian...con tanto di gondole e tutti gli altri....Caesar's Palace, Bellagio, Palazo, Paris,.....
Un viaggio DA RIFARE! al più presto.
Max
June 18th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Un’esperienza squisita, di alta gastronomia creativa. C'è da dire che io sono una buona forchetta ma un po’ scettico davanti agli esperimenti di Nouvelle Cusine alla Paul Bocuse. Oggi gli chef sono giovani, sulla trentina, belli e magri, eleganti nelle loro bluse personalizzate con il nome ricamato all’altezza del cuore, mediatici con i loro sorrisi perfetti e i discorsi concisi, da grandi comunicatori. Ne ho incontrati una dozzina lunedì sera per Collections, l’evento di Enzo Cardarelli. Anticipando le rispettive nazionali di calcio, cuochi italiani e francesi di sono sfidati in tre occasioni diverse:
domenica sera cena “Remixology” al Vista Palace
Petit dejeuner il lunedì mattina, sempre al Vista.
E cena “Nature pure” al Monte Carlo Bay resort, nel ristorante Blue Bay.

Il Signore delle Pentole lì è Marcel Ravin (nella foto sotto), giovane chef della Guadaloupe, bello come Harry Bellafonte e simpatico come un animatore di villaggio vacanze. Per la sfida ha aperto la sua cucina, che si prestava all’occasione perché è a vista, il pubblico può osservare la brigade de cuisine all’opera. E veder tutti questi chef insieme, al lavoro ciascuno sul suo piatto, assaggiando quelli degli altri, scherzando e dandosi dei consigli a vicenda è stato uno spettacolo! Una concezione ludica della cucina, finalmente. Si ride e si scherza e si crea. Perché cucinare è pura alchimia: si prendono delle materie prime che hanno un determinato sapore, si aggiunge energia, cioè il calore, e si crea un amalgama che ha tutti i sapori insieme, oppure un sapore completamente diverso. Questo a secondo delle differenti scuole di pensiero.

Ci sono i Paladini del Gusto, quelli che esaltano i sapori, i Paesaggisti che privilegiano la bellezza così come i sapori, e gli Integralisti della Materia Prima secondo i quali “in principio furono i prodotti”.
Collections per me è stata un’esperienza gastronomica unica ed irripetibile, perché non potrò mai andare in tutti i ristoranti nei quali officiano gli chef che ho conosciuto. Ho parlato con tutti durante l’aperitivo sulla terrazza del Monte Carlo bay. Il barman in cravatta verde mela era Ivan Stankovic, che mi ha guardato in faccia e mi ha proposto un Cosmopolitan. Ha indovinato, cocktail eccellente, nella variante Stankovic con drop di limoncello alla fine. Ho ritrovato Fabio Barbaglini, lo chef de La Gallina di Monterotondo di Gavi, a Villa Sparina. Ho incontrato il panettiere sciamano Alex Croquet, che ha le sue teorie affascinanti sulle farine e sulle acque da utilizzare e sul simbolismo dell’impastare il pane. E ho sentito invece la filosofia del pasticciere campano Pasquale Marigliano, che cerca l’innovazione ma si affida saggiamente alla tradizione, perché “se si è sempre fatto in un certo modo il motivo c’è”.

Ma veniamo alla sfida di lunedì, in lizza 4 chef italiani e 4 francesi. Coi francesi giocava Marcel Ravin, che era come quello che porta il pallone perché la cucina era la sua. Chi ha vinto? Tutti quelli come me che hanno avuto la fortuna di sedersi a tavola per gustare le 23 portate più svariati dessert. Io ho assaggiato tutto ma vi rassicuro: erano porzioni da assaggio, qualche boccone di delicata e suprema delizia.

Ecco la cronaca.
Si è cominciato con degli stuzzichini in terrazza e lì è stato Pino Cuttaia, siciliano come Gattuso, ad andare a segno con il suo Cannolo di Melanzana da urlo (Foto sopra). Nella squadra francese giocava anche un oriundo di origine italiana ma argentino: Mauro Colagreco, un fuoriclasse che ha orto e ristorante sopra Mentone, al Mirazur. La moglie mi spiegava che le verdure le coltivano loro stessi. E infatti la sua entrèe Maquereaux-gambas blanches (foto sotto), fatta di fiori e profumi del giardino con rotelle di pesce crudo e gamberoni vale un bel goal. Bravo Mauro.

Ancora la Francia in avanti con Alexandre Bourdas e i suoi piselli annegati in una mousse di suga d’arrosto al limone, con cacao e coriandro. Ma è Stefano Baiocco che pareggia con il riso carnaroli mantecato alla parmigiana e spalla di coniglio in salmì e sue cervella brasate. Ah, la sicurezza che offrono i piatti forti della buona cucina italiana! Con un risotto non si sbaglia mai.
Arrivati alle carni, replicano i francesi con il padrone di casa Marcel Ravin, chef travolgente, che mi ha impressionato con il suo maialino da latte, funghi, mandorle e un tubetto di pomata di kumquat (quelle piccole arance orientali). Il tubetto bianco era infilato nel pezzo di carne e bisognava spremerlo. Sentori caraibici tutt’intorno.(nelle foto qui sotto)


Poi va a segno Roth, il cuocone olandese prestato ai francesi, con un eccellente uovo in camicia, punte di asparagi bianchi e morilles, i funghi usatissimi in Francia, quelli che noi chiamiamo spugnole. Siamo un po’ in crisi, noi italiani, ma ci pensa il vulcanico Rocco Iannone a far esplodere i sapori mediterranei con la sua cocotte di pomodorini e basilico con caciocavallo. Una ricettina semplice semplice ma che ha l’effetto di un uppercut al palato: ti stende e ti lascia lì, in estasi. Rocco è un khomeinista del prodotto: se metti insieme cose eccellenti avrai un risultato sublime. Semplice no?

E’ a questo punto della sfida che la classe italiana si rivela vincente, perché è il momento del Paesaggista, l’asso nella manica: Stefano baiocco, l’alchimista delle erbe. Propone “una semplice insalata” (foto sopra). C’è scritto proprio così sul menu. Non c’è condimento, è una manciata di erbette e fiori vari che costituiscono un sublime insieme di sapori. Attenzione, è il momento dell’allungo italiano perché da Modena arriva Stefano Bottura e chiude la partita con “Orto”, un capolavoro dolce su lastra di ardesia che stupisce (nella foto in basso). Da qui in avanti si era ai dessert e il punteggio me lo sono scordato. Ero in una sorta di estasi culinaria e di galleggiamento etilico dovuto ai buoni vini del Roussillon del Domaine de Cazanove.
Per me il pareggio ci stava tutto, a vincere è stato il Gusto. Le mie papille sentitamente ringraziano.
June 15th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Mi manca ancora una bella fetta di Mondo da visitare. Con questa mappa ho realizzato di aver visto poco o nulla dell'Asia e dell'Oceania. Dell'America latina solo il Brasile, degli States solo le metropoli e le coste, dell'Africa mi manca la parte centrale. Ho visto solo 38 paesi su 199... mi metto in mutua e riprendo a viaggiare!
June 12th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Ero emozionato come uno dei nostri ascoltatori quando vengono in radio per un meet & greet con l’artista preferito.
Gramellini è il vice-direttore de la Stampa, ma di direttori ne ho incontrati tanti. No, il brivido d’incontrare Gramellini viene dal frequentarlo quotidianamente attraverso la sua rubrica, al fondo della prima pagina, dal sapere cosa ha scritto nel “Buongiorno” di ieri e anche in quelli della settimana prima. E tutt’ad un tratto…eccolo lì in carne ed ossa. Da tempo non facevo una foto insieme a rock star o sexy dive, ma in questo caso ci tenevo proprio a comparire a fianco del personaggio.

E anche Patrizia che ai divi dello Star System è abituata, non ha resistito alla tentazione: eccoci al banco reception di RMC, ieri alle 18, prima di intervistarlo anche per il Cable, la TV via cavo del principato.
Gramellini è un Grande Spirito. Detto così suona come sinonimo di Manitou. Intendo ESPRIT alla francese: acuto, ironico ma con moderazione senza risultare superiore. Sarcastico con stile e soprattutto molto umano. I Grandi Giornalisti sono osservatori meravigliosi, ma a volte sfugge loro l’anima delle persone che inquadrano. Gramellini ha dalla sua l’esperienza arricchente della Posta del Cuore. Ha frugato tra i sentimenti della gente, che a lui si è confidata aprendo le corazze di tutti i giorni. Secondo me è un Umanista nel senso puro del termine, gli piacciono e gli interessano gli Esseri Umani. Abbiamo chiacchierato in Buenas Noches e mi sono reso conto che anche dietro questo grande Uomo c’era una Grande Donna, sua moglie Elisa (a sx nella foto). Credo che Gramellini potrebbe essere un magnifico conduttore notturno in radio: fluido e mai banale, piacerebbe a tutti ascoltarlo parlare nelle prime ore del giorno, quando il silenzio diventa lo spazio per pensare.
June 6th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
http://www.inviaggiocondimaggio.net/

Il 6 giugno del 1988 alle 14 entravo in trasmissione su Radio Monte Carlo per la prima volta.
Il mio contratto partiva dal 1° di maggio e mi ero trasferito da Torino alla guest house della radio sul Mont Agel.
Vivevo in una grande stanza che si affacciava su un campo da tennis, sulla montagna alle spalle del Principato.
Un panorama surreale. La cima della montagna a 800 metri di quota era sempre coperta dalle nubi, mentre sotto al livello del mare splendeva il sole. Così partivo al mattino dalla montagna vestito da pioggia e mi ritrovavo in un clima e un’atmosfera balneare con la gente in bermuda.
I primi giorni ero veramente spaesato e non solo per l’abbigliamento.
Il sistema di trasmissione era completamente diverso da quello a cui ero abituato. Materiali altamente professionali, grandi spazi negli studi, al banco c’era un tecnico e seduto accanto un regista che controllava la messa in onda.
Registravo trasmissioni di prova tutti i giorni, fino a quando da Milano non mi dissero: ok, da lunedì sei in onda.
E così il 6 giugno (anniversario dello sbarco in Normandia), mi ritrovai a dire in un Neuman:
“Buon pomeriggio a tutti e bentrovati all’ascolto di questa emissione radiofonica, sono Maurizio di Maggio”.
Non ho una registrazione ma sono sicuro che la frase fosse quella perché all’epoca era il mio marchio di fabbrica per l’apertura. La Radio è fatta di ripetitività appositamente per creare un’abitudine nell’ascoltatore che nel tempo diventa familiarità. A furia di ripetere, i messaggi passano, entrano, diventano automatici. Reperita iuvant.
Arrivavo da Radio Reporter, una magnifica emittente di Torino con una scelta elegante della musica dovuta ad un arbiter elegantiarum come Piero D’Amore, il direttore. Un grande artista, un pittore playboy dal gusto raffinato. A Torino come speaker ero diventato un pesce grosso in una vaschetta piccola. Sognavo di essere, tanto per cominciare, un pesce piccolo nel grande acquario nazionale. Da allora continuo a nuotare.
Nella foto quello a destra sono io, un paio di anni prima di arrivare a RMC. E’ un’apparizione televisiva in una qualche trasmissione musicale. Certo che ho veramente un look tamarro, ma era così la moda a metà degli 80’s. Ho dimenticato chi sono gli altri con me sulla foto. Ma non dimentico l’emozione di quegli anni in cui i miei sogni volavano alti. E’ allora che ho imparato a sognare.
June 3rd, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Annoiati dalle solite crociere? Ecco l’ultima frontiera per viaggi in mare nei posti meno scontati del pianeta. L’ha battezzata oggi a Monaco il Principe che le ha dato il nome: Alberto II di Monaco, il sovrano che è stato sulle orme di Alberto I tra i ghiacci dello Spitzberg. Questa nave con prua rinforzata è un expedition-vessel, lunga 108 metri e con una perfetta tenuta del mare, per navigare oceani tempestosi e arrivare in sicurezza là dove le navi da crociera non possono arrivare: gli stretti passaggi tra gli iceberg polari, le lagune delle isole del Pacifico (grazie al pescaggio pescaggio di 5 metri) o il letto di grandi fiumi equatoriali. Saranno spedizioni, non crociere, ma all’insegna del confort visto che a bordo per i passeggeri non ci sono cabine ma solo suites. La Silver Sea infatti è una compagnia specializzata nelle crociere di lusso.

La Albert II farà vivere avventure nel Grande Nord, alla scoperta delle Isole Faroer e Svalbard, per arrivare fino a Tromso, la città norvegese da dove viene Lene Marlin, oltre il Circolo Polare Artico. Il che significa che per tutto il mese di dicembre il sole lassù non lo vedono proprio, non si alza. In compenso d’estate hanno il sole di mezzanotte: non diventa mai veramente buio. Tromso si trova su un’isola verdissima lunga 10 km e larga 4, collegata alla terraferma da 2 ponti e diversi tunnel sottomarini. Sembra che i fiordi della zona siano tra i più belli della Norvegia! E’una città di 60.000 abitanti con una università molto grande,ospitata in edifici in stile norvegese, e frequentata da 10.000 studenti.

La M/V Albert II ha previsione per questa estate una circumnavigazione dell’Islanda, un’esplorazione della Groenlandia e delle coste del Canada atlantico. Poi a settembre, passato lo stretto di Panama, si avventurerà nei fiordi cileni e poi verso l’Antartico, con partenze da Ushuaia, la cittadina più a sud che esista al mondo.
I centotrentadue passeggeri potranno avvicinarsi in gommone ai ghiacciai antartici e alla fauna locale, come i pinguini Imperatore. Un privilegio concesso a pochi perché in totale esistono solo una ventina di unità in grado di arrivare in quegli angoli sperduti del pianeta in piena sicurezza: sono degli ex-rompighiaccio sovietici o piccoli bastimenti cileni e norvegesi, però dal confort spartano.
June 3rd, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Annoiati dalle solite crociere? Ecco l’ultima frontiera per viaggi in mare nei posti meno scontati del pianeta. L’ha battezzata oggi a Monaco il Principe che le ha dato il nome: Alberto II di Monaco, il sovrano che è stato sulle orme di Alberto I tra i ghiacci dello Spitzberg. Questa nave con prua rinforzata è un expedition-vessel, lunga 108 metri e con una perfetta tenuta del mare, per navigare oceani tempestosi e arrivare in sicurezza là dove le navi da crociera non possono arrivare: gli stretti passaggi tra gli iceberg polari, le lagune delle isole del Pacifico (grazie al pescaggio pescaggio di 5 metri) o il letto di grandi fiumi equatoriali. Saranno spedizioni, non crociere, ma all’insegna del confort visto che a bordo per i passeggeri non ci sono cabine ma solo suites. La Silver Sea infatti è una compagnia specializzata nelle crociere di lusso.

La Prince Albert II farà vivere avventure nel Grande Nord, alla scoperta delle Isole Faroer e Svalbard, per arrivare fino a Tromso, la città norvegese da dove viene Lene Marlin, oltre il Circolo Polare Artico. Il che significa che per tutto il mese di dicembre il sole lassù non lo vedono proprio, non si alza. In compenso d’estate hanno il sole di mezzanotte: non diventa mai veramente buio. Tromso si trova su un’isola verdissima lunga 10 km e larga 4, collegata alla terraferma da 2 ponti e diversi tunnel sottomarini. Sembra che i fiordi della zona siano tra i più belli della Norvegia! E’una città di 60.000 abitanti con una università molto grande,ospitata in edifici in stile norvegese, e frequentata da 10.000 studenti.

La M/V Prince Albert II ha previsione per questa estate una circumnavigazione dell’Islanda, un’esplorazione della Groenlandia e delle coste del Canada atlantico. Poi a settembre, passato lo stretto di Panama, si avventurerà nei fiordi cileni e poi verso l’Antartico, con partenze da Ushuaia, la cittadina più a sud che esista al mondo.
I centotrentadue passeggeri potranno avvicinarsi in gommone ai ghiacciai antartici e alla fauna locale, come i pinguini Imperatore. Un privilegio concesso a pochi perché in totale esistono solo una ventina di unità in grado di arrivare in quegli angoli sperduti del pianeta in piena sicurezza: sono degli ex-rompighiaccio sovietici o piccoli bastimenti cileni e norvegesi, però dal confort spartano.
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June 1st, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
La Viareggio Monte Carlo Viareggio è un raid motonautico di regolarità. Cioè non bisogna essere i più veloci, bisogna essere i più bravi a calcolare la rotta, a dosare il gas e mantenere la velocità regolare. Il sistema di controllo del percorso da seguire è elettronico, le imbarcazioni passano attraverso boe virtuali ma i passaggi sono registrati da un software. Alla fine i calcoli tra penalità e tempi danno il vincitore. Radio Monte Carlo segue la VMV dal suo inizio.
Quando sabato sono cominciate ad arrivare le prime barche (scafi open dai 14 ai 24 metri) sono sceso sulla banchina qui sotto alla nostra sede per raccogliere le impressioni a caldo dell'organizzatore
M. Calamari e del Pres. Prov. Di Lucca S. Baccelli

La Gara prevedeva 130 miglia di navigazione, attraversando con le dovute autorizzazioni il Santuario dei Cetacei nel Mar Ligure, per raggiungere il porto d’Ercole, e ritorno a Viareggio il giorno dopo. In tutto circa 470 km in mare. Il sabato sera era in programma una serata di gala allo Yacht Club di Monaco, con esibizioni operistiche in tema con i 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini. C’è stata un asta benefica animata da Luisella Berrino che ha fatto aggiudicare un bel gioiello, un pezzo unico in oro bianco e diamanti a forma di stella marina. Una modella lo indossava facendolo vedere ai commensali. Ma la ragazza era talmente alta, come tutte le indossatrici, che seduti ai tavoli era difficile osservare bene il gioiello. Io mi sono perso ad osservare il suo volto, non perché fosse bellissima, ma perché mi chiedevo che sensazione si prova ad avere sempre tutti gli occhi addosso. Quando 10 persone ti fissano, non si è un po’ a disagio?

La madrina della serata, sulla quale tutti gli occhi sono stati puntati fin dall’inizio, era Vanessa Gravina, figlia dell’attrice Carla Gravina.
Non è stata una scelta casuale visto che Vanessa ha interpretato la fiction Gente di Mare, girata a Tropea e ambientata tra i ragazzi della Guardia Costiera. Lei era Margherita Scanò, la bella dottoressa che sposa il tenente Sanmarco. Le ho chiesto quale fosse il suo rapporto con il mare
Vanessa Gravina
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May 30th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio
Il Mekong è il fiume più importante dell’Indocina, è lungo 4.800 km e attraversa sei paesi cambiando continuamente nome: in Cina dove nasce lo chiamano LANCANG JIANG che significa il fiume turbolento. In Laos e in Thailandia, visto che segna il confine tra i due stati, da una parte e dall’altra lo chiamano MAE NAM KHONG cioè la madre di tutti i fiumi. In Cambogia il nome è ME KONG e in Vietnam diventa SONG CUU LONG che significa il fiume dei nove dragoni.


Ho fatto una gita di un giorno sul Mekong in Vietnam. Un fiume dalle acque fangose e poco invitanti. Sono stato su una delle isole del delta poco lontano da Saigon a visitare un frutteto. Le banane e gli ananas era facile riconoscerli ma il resto della frutta locale era di una varietà incredibile! La mela-cannella, il dragone blu…dei frutti dai nomi esotici che non ho mai più ritrovato. La frutta tropicale appena colta ha un sapore sublime, molto migliore di quella colta verde, inertizzata, e fatta maturare poi, una volta arrivata a destinazione. Le banane del Delta erano sublimi e gli ananas indimenticabili. C’è un’altra cosa che ho mangiato lì e che mi è rimasta impressa: una grossa carpa di fiume arrostita e messa non adagiata sul piatto ma in verticale, sostenuta da stecchi di bambù. Così il pesce poteva essere sbocconcellato dalle bacchette dei commensali da entrambi i lati della tavola. Si staccava un pezzetto, e lo si pucciava in un piattino contenente sale e pepe mischiati con succo di limone. Delizioso.

May 28th, 2008 — External contributors, Maurizio di Maggio

Lasciare la frenesia e il grigiore delle nostre metropoli per andare a vivere in mezzo ai colori vividi di un’isoletta nell’Oceano Pacifico, coltivando un po’ di terra e andando a pesca? Un bel sogno, ma anche sulle isole sperdute della Micronesia esistono dei problemi. Per esempio: sull’isola di Pingelap i colori sono meravigliosi, ma purtroppo molti bambini nati là non li riescono a vedere perché il loro campo di percezione visiva è limitato al bianco e nero. E’ una malattia molto rara che si chiama Acromatopsia e colpisce una persona ogni 30.000. A Pingelap invece i casi sono uno ogni 10 individui. La malattia è ereditaria e la sua diffusione risale ad una tragedia avvenuta 200 anni fa. All’epoca l’isola era abitata da circa un migliaio di persone. Un tifone di straordinaria violenza si abbattè sull’arcipelago. A Pingelap sopravvissero solo 19 donne e un uomo, il Re. Nel giro di una decina di anni la popolazione era di un centinaio di individui, ma le unioni tra consanguinei hanno favorito con il tempo il trasmettersi della malattia visiva che condanna a vedere il Paradiso in bianco e nero.
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