Morro de Sao Paulo

Il primo posto che ho visitato appena arrivato in Brasile è stato un villaggio famoso per la sua dolce vita. E’ la Formentera brasiliana, frequentata da ragazzi e ragazze che arrivano dalle città per godersi l’atmosfera di un paesino dove tutto è a misura d’uomo. La strada principale è di terra battuta, non esistono auto, le valigie vengono trasportate su carriole e la nettezza urbana viaggia a bordo di asinelli.

Morro significa collina. In cima c’è un faro e da lì sono stati tirati dei cavi, come quelli di una teleferica. I più temerari si lanciano dal faro e si gettano in acqua prima di raggiungere gli scogli. Le spiagge non hanno un nome: sono numerate. La prima è quella inglobata nell’abitato. La seconda è forse la più frequentata e ampia. La terza è quasi deserta ma è ben protetta, ormeggiano lì le barche. La quarta è lunghissima, bellissima, con le palme, selvaggia e non c’è mai nessuno. (Nella foto qui sotto si vede la penisola che separa la terza dalla quarta)

Io ero alla Pousada Caiera sulla Terceira Praya, dove si vedono le barche ormeggiate. Posto tranquillo, dove le colazioni del mattino sono meravigliose: lì ho assaggiato il mio primo Pao de Queiso, un panino caldo già imbottito di formaggio. In sottofondo c’era un disco di fado di Amalia Rodriguez che dava una atmosfera di malinconia coloniale. Mi sono perso la serata sulla Segunda Praya. Paolo, il mio contatto dell’agenzia Morro Paraìso, lavora da 16 anni nel turismo e ha cominciato come tutti i ragazzi con le carriole-taxi per i bagagli. Paolo mi diceva che intorno a mezzanotte ci si ritrova tutti con una caipirinha o una birra in mano alla Segunda. C’è musica e si fa festa fino a tardi.

Io ho preferito l’atmosfera più autentica e locale della festa di Nossa Senhora da Luz, la patrona del villaggio. Già al tramonto sulla piazzetta in terra battuta vicino alla chiesa c’era un palco con un gruppo che suonava musica axè. La gente ballava, c’era molta allegria, una situazione genuina, vissuta dai veri abitanti del luogo ai quali si mischiavano pochi turisti come me.
Mi sono fatto preparare una caipirinha verace da due ragazzi che avevano montato il loro baruccio mobile al lato del palco, addobbato da frutta tropicale. Mi è costata 5 reais, ma mi è costato ancor di più assaggiarne un sorsetto e lasciarla lì: io mi sono imposto di evitare qualsiasi bevanda che contenga ghiaccio per evitare problemi alla pancia. Il ghiaccio non si sa mai con che acqua è fatto…

Il Morro de Sao Paulo è un posto veramente alternativo e un po’ strano Esiste un luogo dove si fanno dei fanghi terapeutici e dove ci si diverte a rotolarsi nell’argilla.

E per chi ama la natura e il mare è consigliata una passeggiata seguendo le mura della fortezza: si possono vedere i delfini che giocano tra le onde.

Il Morro è sull’isoletta di Tinharè, a 30 km via mare da Salvador do Bahia. Ci si può arrivare con un aereo da turismo che atterra nel giardino della fazenda-pousada dove stavo io! Il primo Piper che ho visto arrivare dritto sulla pousada così basso pensavo fosse in difficoltà. E invece era assolutamente un approccio normale alla pista.

Oppure via mare con il catamarano. Io solitamente non soffro il mal di mare e infatti ho tenuto duro mentre il 50% dei passeggeri dava di stomaco a causa del mare agitato e i restanti erano sotto sedativo. Però appena ho messo piede sul molo mi sono sentito male. E’ stato uno spettacolo inverecondo: ho vomitato davanti alla fila di passeggeri che stava per imbarcarsi. Pensa un po’ che bella pubblicità ho fatto. Ma la cosa più divertente è che mentre non riuscivo a trattenere i conati, da una barca un ragazzo mi ha urlato in portoghese qualcosa come: “Tu sì che sei un vero marinaio! Soffri il mal di terra, dai di stomaco appena tocchi la terraferma!”




